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6月18日

15 giugno 2008 GIORNATA PER LA VERITà - NAPOLI

RACCONTATA DAL VAN GOGH ( per gli amici il PICCOLONE)
 
Storia di un viaggio per sostenere Luigi!

Eravamo io (Van Gogh), il Gipsy Kings, lo Ska-marcio, il Pilota e il Portaborse. Dovevamo andare a Napoli per partecipare ad un'iniziativa importante del comitato L'ora della verità e sostenere aldilà di ogni menzogna di Stato l'estraneità del camerata Luigi Ciavardini sui fatti di Bologna. L’appuntamento era alle 8.20 del mattino davanti Piazzale Giotto e nessuno avrebbe mai creduto che il nostro responsabilissimo Pilota ritardasse di ben 20 minuti. Nessuno avrebbe mai immaginato, inoltre, che quei 20 minuti avrebbero provocato una serie di catastrofi ad effetto domino culminati l’indomani mattina con la bucatura di una ruota della Papa-morto-mobile. Partimmo alle 9 meno 20 e la musica non conforme fornita dal Comaschio, il Gipsy Kings e il Van Gogh riempiva di note rivoluzionarie la tremenda aria condizionata sparata direttamente sulle nostre teste grazie all’ingegno di qualche rincoglionito coreano. Tutto procedeva quasi come stabilito e all’uscita dell’autostrada per Messina, il Pilota, già in astinenza da Redbull cominciava a sbagliare strade su strade fino a giungere in un vicolo cieco seguito da una breve colonna di auto e camper fin troppo fiduciose nella risaputa superiorità spirituale dei fascisti palermitani. Superiorità intaccata da una crisi di distrazione del Pilota causata molo probabilmente dall’ondeggiare ipnotico della chioma del compagno di bordo Gipsy Kings. Una volta trovata la retta via grazie alle indicazioni molto chiare di un meccanico di Tremestieri (poi dicono che in Trinakria c’è disoccupazione!) riuscimmo, nostro malgrado, ad imbarcarci su un traghetto del 1924, un (bel) tempo dotato di colossali fasci littori sul fumaiolo che spargeva nubi di fascismo nel cielo dello stretto. Sulla gioiosa nave che trasportava una nuova orda di squadrismo vecchio stampo c’eravamo in pratica soltanto noi. Così, non trovando nessuno da convertire al nostro movimento anticulturale a antifilosofico, decidemmo di rifocillarci con alcune toxic-arancin alla carne di topo e San Danieli del glorioso passato dell’altro ieri. Tornati alla Papa-morto-mobile ci trovammo costretti a sfoggiare la nostra aurea di virilità per difendere l’autoblinda da un famiglia di rom che le bazzicava pericolosamente intorno con occhio voluttuoso. Ad allontanare definitivamente i nazgul fu risolutivo lo sguardo del Comaschio, forte dell’energia della sua Peroni con la foto dell’Italia campione del mondo nel ’34, che lentamente ha indotto i senzaterra ad abbassare la testa. Da lì è sbocciata una profonda ammirazione della squadra nei confronti del forestiero che ci  accompagnò per tutto il viaggio. Sbarcati a Villa San Giovanni ed entrati in autostrada soggiunse alle nostre orecchie una domanda a dir poco scandalosa del Pilota: ma quando arriviamo a Reggio Calabria??? Con sguardo saccente e sconcertato la squadra rimase per pochi secondi a bocca aperta, il tempo di prepararsi a vomitargli addosso lo sdegno verso la sua inqualificabile ignoranza e ricordargli che Reggio stava molto più a sud del paesazzo dove gagliardamente eravamo appena approdati. Il tempo anche di comprendere in mano di quale cavalcatore del vento le nostre giovini anime erano finite. Il viaggio procedeva abusivo tra le terre del Regno della ‘Ndrangheta ondeggiando a destra e sinistra, scivolando come in un toboga da una carreggiata e l’altra su indicazione di quei simpatici cartelli dei lavori in corso. La musica era, però, cambiata. Rallegrati dai capolavori di Lucio Battisti, la squadra palermitana, resa ancora più goliardica dalle esalazioni delle lattine di Redbull del Pilota, si dilettava a richiamare l’attenzione degli operai lungo la strada con allusivi movimenti della braccia e delle mani invitandoli ad un meglio stipendiato lavoro. Nel frattempo lo Ska-marcio, costretto dai camerati a ricordare i suoi ultimi film di successo come Tre metri sopra il cielo e Manuale d’amore 2, decise di vendicarsi sul resto del squadra citando una per una le scabrose e impronunciabili verità dei passeggeri. Si scoprì che il Pilota era da tempo dedito allo spaccio di hashish, il Van Gogh si dedicava al volontariato per le povere donne nigeriane, il Portaborse era per davvero il portaborse di Cuffaro e in passato aveva cercato di far saltare in aria il Palazzo della Regione, il Comaschio aveva cercato di disgustare l’opinione pubblica di Castellammare nei confronti degli omosessuali travestendosi egli stesso da compare di Luxuria, sulle avventure del Gipsy Kings invece non s’è voluto pronunciare perché la sua verità, a quanto s’intuì, era la più infamante di tutte. La giovinezza era alle stelle ma la squadra non aveva ancora varcato il confine con il Regno Campano dove misteriose trappole avrebbero avuto l’intento di scoraggiare la nostra missione. Giunti alle porte di Salerno venimmo subito bloccati da un traffico tale da far dimenticare quello nostrano. Il tempo trascorreva veloce e dopo aver superato di gran lunga l’orario d’arrivo prefissato sembrava che fossimo riusciti a svincolarci una volta per tutte da quella mandria di metallo. Ma proprio quando la meta fu vicina, i nostri occhi subirono un’amara verità: un traffico ben peggiore di quello che avevamo attraversato poco prima si distendeva a perdita d’occhio lungo gli ultimi chilometri dalla destinazione. Sul consiglio del Pilota e l’approvazione del resto della squadra decidemmo di uscire a Torre del Greco per arrivare a Napoli sfruttando la conoscenza capillare delle strade del Gipsy Kings, il quale non aveva portato apposta il tom tom per fare sfoggio della sua sboroneria di tipica natura zisiana. A Torre del Greco il traffico era però altrettanto imponente e non rimase che cominciare a dilettarci osservando qua e là i monumenti che vantava quella terra ricca e gentile (donne che dimostravano il doppio dell’età, uomini con catene d’oro al collo e trionfi di spazzatura traboccante da ogni cassonetto). Il rientro in autostrada ha posto un punto di domanda che ha intrattenuto la squadra per 10 minuti pieni intorbidendo l’aria di insana incomprensione reciproca: ma siamo tornati al punto di partenza o siamo più avanti di prima??? Alle 18 ormai la meta fu prossima e chiedendo in giro ai cortesi indigeni la giusta direzione verso il centro direzionale, finimmo per ritrovarci di fronte ad un’agghiacciante spettacolo: un paesaggio lunare degno delle migliori puntate dei Power Rangers e in generale dei cartoni animati giapponesi. Posteggiammo la Papa-morto-mobile e spavaldi avanzammo verso l’Holiday Inn dove fuori incontrammo centinaia di camerati che vagavano per il centro come satelliti spaesati dal precoce viaggio nella Napoli del 2270 d.C. Dopo i saluti di rito ai camerati di tutta Italia, ci dirigemmo di gran corsa alla sala dove si stava svolgendo, o meglio dire terminando, il convegno. Due note per chiudere velocemente questo argomento: davanti ai relatori si trovava una colonna di due metri che non permetteva una visuale decente e un’audio degno di una conferenza in un’albergo di Durazzo non resero facilmente seguibile il dibattito. Affamati come leoni in uno zoo del Congo, raggiungemmo una “pizzeria” dove la squadra, dopo un pasto veloce, si divise per completare ciascuno i propri saluti. Da segnalare l’incontro mafarkista dove personalmente ho avuto la (s)fortuna di conoscere una serie di camerati più folli di quello che sembravano sul forum più IN della destra radicale italiana. Le birre scolavano una dopo l’altra e sembrava che ai componenti della squadra non facessero effetto alcuno, mentre il Pilota, da homus di ataviche virtù, si asteneva religiosamente pur di portarci tutti sani e salvi alle nostre case. Giunta l’ora dell’inizio del concerto le centinaia di migliaia di milioni di camerati accorsi all’evento si radunarono nell’immenso spiazzale dov’era posizionato un minuscolo, ma ben organizzato, palchetto. Bravissimi tutti, Mancinelli supercamerata, Chiara Ciavardini dall’incantevole voce, grandi come sempre gli Insedia con Franceschino alla batteria, bravi gli Hobbit che si sono esibiti in acustico….ma i migliori di tutti per la scena che hanno offerto sono stati soprattutto i La Peggio Gioventù con uno strepitoso e immodesto Castellino che ha gasato tutti quanti con la sicurezza e la goliardia delle sue esibizioni. Alla fine della partecipatissima serata cameratesca che a noi del north africa tocca vederne una, al massimo due, volte all’anno, la squadra si diresse distrutta dall’alcool e compiaciuta della breve serata verso la Papa-morto-mobile posteggiata all’ingresso del centro direzionale. A conti fatti, la serata era riuscita ma a causa del ritardo con cui sopraggiungemmo durò troppo poco e il luogo si dimostrò eccessivamente dispersivo, dato per cui molti incontri saltarono nonostante ci si fosse dato appuntamento. Il ritorno fu decisamente massacrante per il Pilota che meritandosi un ZIIGGGAILLL con voce da tenore riuscì a guidare egregiamente iniettandosi nelle vene una serie di flebo di caffè mischiato a Redbull concentrato. Indegno nei secola seculorum fu invece lo Ska-marcio che dopo aver fregato la giacca del Comaschio si fece fare dal Portaborse sul ponte del traghetto un set di foto per il calendario 2008. Biasimevole, inoltre, il Portaborse che durante il viaggio razionalizzò il suo operare in due semplici e costanti azioni: dormire e scassare la minkia al sottoscritto. La bucatura della ruota contribuì a chiudere il cerchio della sfiga che caratterizzò il viaggio, ma come al solito il Pilota seppe salvarci dalla situazione catastrofica dirigendo splendidamente la squadra in un rapido e concreto soccorso (tutti in bagno o a prendere un caffè mentre lui sgobbava!).
L’arrivo in città fu molto strano. La sporcizia e il traffico incontrate da Messina in poi sono riusciti a farci apprezzare come non mai la stupenda città nella quale ognuno di noi ha ben salde le sue radici: l’immortale e superiore città di Palermo. Come lei, nessuno mai! …Giusto per citare il poeta…